Amici delle Seimiglia
Associazione culturale senza scopo di lucro

 

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VERNACOLO

Come spieghiamo più avanti, vernacolando del più e del meno, stiamo effettuando una ricerca delle parole, dei modi di dire, delle espressioni e di quant'altro usato sia nel vernacolo che nel dialetto di questi luoghi.

Stiamo ricercando le consuetudini linguistiche e di espressione, i nomignoli ed i soprannomi con le loro caratteristiche, le tradizioni, il linguaggio domestico, di relazione con l'esterno, le espressioni proprie di un certo comportamento.

Vogliamo dare vita ad un vero e proprio Centro Studi che raccolga tutto quanto ha fatto, ed in qualche maniera ancora fa parte della storia vissuta all'interno del Territorio delle Seimiglia. E quando parliamo di Seimiglia, parliamo di quel periodo in cui "gli invasori stranieri, sia per cultura che per origine" non erano ancora conosciuti.

In noi, dunque, c'è una volontà che fa un esplicito riferimento, tra l’altro, alla necessità di “recuperare il patrimonio linguistico”, volendo con questo affermare la necessità, ormai non più procrastinabile, di provvedere al recupero ed alla conservazione di tutte quelle espressioni in dialetto, vernacolo e lingua, che hanno caratterizzato il passato del Territorio delle Seimiglia.

E’ indubbio, che questo lavoro, per avere una sua logica di documento storico, debba abbracciare un arco di tempo molto ampio, all’interno del quale gli attori sono sempre più scarsi, vuoi per la naturale estinzione dei comprimari originali, vuoi per una sempre più debole trasmissione, e di conseguenza conservazione, di quella conoscenza orale che caratterizzava tutti coloro che grammaticalmente erano, loro malgrado, i più deboli.

Giova a questo punto ricordare, che, in questa sede, per patrimonio linguistico intendiamo i due aspetti principali del termine, gli stessi che abbiamo richiamato all'inizio del nostro discorso, e più esattamente:

Il Vernacolo

Il Dialetto

Il primo, dal latino vernaculus, si riferisce a tutto quanto apparteneva ai servi nati in casa, e quindi ad un motteggiare ed agire da domestico, paesano, da uomo lontano da ogni forma di cultura assegnata per dovere di appartenenza. Oggi, per contro, con la parola Vernacolo si tende a sottolineare la lingua naturale di un determinato luogo o paese, in quanto quelle espressioni, pur essendo alle origini di quella cultura, ben poco hanno a che vedere con la lingua comune abitualmente usata. Una forma di ipocrisia socio-etimologica per non affermare che l’etimologia vera e propria è “……lingua de’ servi, quindi plebea, volgare……”. Un’altra definizione che troviamo sui testi letterari, ci riporta ad una “……..parlata caratteristica di una limitata zona geografica, dalle connotazioni spiccatamente popolari, con particolare riferimento all’area toscana.

Su quest’ultima definizione ci sentiamo il dovere di dissentire, laddove si parla di un particolare riferimento all’area toscana. Certamente in Toscana vi è stata una maggior attenzione alla parlata vernacolare, proprio per una dovuta distinzione tra la lingua letteraria, di cui si dice essere stata la culla, e quella abituale, sia della parte popolare, come di parte della classe più culturalmente elevata.

Ma non dobbiamo nascondere, ed arriviamo quindi ad introdurre il secondo aspetto del patrimonio linguistico, che il dialetto, con tutte le sue varie forme ed espressioni, è stato ed è altrettanto presente in Toscana, come in qualunque altra regione d’Italia.

Scrive Wikipedia: “……..Il dialetto è una varietà linguistica (o idioma) usata da abitanti originari di una particolare area geografica. Il numero di locutori e le dimensioni dell'area interessata possono variare. Un dialetto, se si estende in un'area piuttosto ampia, può contenere molte varianti, che a loro volta possono distinguersi in sottovarianti per aree minori.

In generale, al termine si riconoscono due principali diverse accezioni. La prima, di derivazione (nel senso del significato) più anglosassone (cui corrisponde l'inglese "dialect") definisce il "dialetto" una delle "varianti" di un continuum linguistico geografico, e pertanto il termine si intende riferito ad una precisa famiglia linguistica ed eventualmente relazionato alla "forma linguistica di riferimento" o "principale" di tale famiglia, detta forma 'Standard'; e talune famiglie possono presentare più di una forma 'standard' .

Seguendo la seconda accezione, il "dialetto" altro non è che un "idioma" con una sua caratterizzazione territoriale, a prescindere da qualsiasi legame con altri eventuali idiomi geograficamente vicini o con la lingua ufficiale (o lingue ufficiali) usata nel suo territorio di pertinenza; idioma, però, al quale, a differenza della lingua ufficiale, non è riconosciuto il rango di lingua, perché non presenta, o non gli si riconosce, appunto, un uso ufficiale o comunque prestigioso. Questa seconda accezione è adottata da alcuni linguisti italiani.

In questa sezione, vorremmo dunque trattare il vernacolo delle nostre parti, sia per cercare di compilare una specie di dizionario della lingua passata, sia per rispolverare i locali modi di dire, propri di quel passato.

Ma, forse, sarebbe meglio usare anche noi, e proprio qui, quei fraseggi………..

Vorrebbimo parlà’ccome parlavin vell’artri che en viensuti prima di noartri, perché a’qquella maniera potrebbimo preparà vell’affare in duve si pole trovà'lle parole che dicevin loro, e dille anco noartri in modo che'cci possin dì “.........ma, velli lì, che lingua parlin, en forescti?”, mentr’invece un è che siam forescti noartri, enno forescti vell’artri che un parlin come noartri.

Di modo che se varchedun si riorda velle parole lì, ce le pole dì, così noartri le scriviam, o ce le facciam scrive, che fors' è’ppiù megli' assai, per un dimentiassele e falle dì anco a' bbamboretti di noartri.

Incomincian'a'ddinne varcheduna.

Innanzitutto, incominciam'a'pparlà de'mmodi di dì, o più meglio delle frasi che usavin per'iscpiegà ver che volevin dì.

Pre'sempio: "Che c'entra'r'culo colle'varantore" (che c'entra il culo con le quarant'ore). E' un modo di dire citato anche da Idelfonso Nieri nel suo vocabolario, laddove con questa affermazione si vuole evidenziare, sostanzialmente, un banale " ma cosa c'entra questo con quello". La storiella, infatti, narra di una donna, certamente prosperosa e di buone fattezze, che inginocchiatasi in chiesa per l'adorazione delle quarant'ore (L'esposizione solenne dell'ostia consacrata all'adorazione dei fedeli per un periodo di quaranta ore - continue, ovvero distribuite in diversi periodi su tre giorni - . La pratica, nata nel Medioevo, si richiama al biblico numero "quaranta" ed è occasione di preghiera e di intercessione per necessità pubbliche. Infatti, com'è tradizione, nella settimana che precede la solennità di Cristo Re dell'Universo, ultima dell'anno liturgico, si celebrano le "Sante Quarant'ore" dedicate all'Adorazione Eucaristica - ndr), venne "palpeggiata" in una certa parte del corpo da un signore che, sedutosi nella panca posteriore alla sua, non seppe resistere di fronte a tanta tentazione. La donna, assorta nelle sue preghiere, si rivoltò a quest'uomo apostrofandolo bruscamente e dicendo "...che c'entra'r'culo colle'varantore", proprio a significare l'inopportunità di tale gesto in un simile momento.

A dir la verità, questo modo di espressione era molto ricorrente fino agli anni '60, poi il frastornante cambiamento sociale ha relegato questa frase nel dimenticatoio, anche se oggi, limitatamente ai non più giovani, è ancora abbastanza ricorrente. Da sottolineare che, in ogni caso, mai paragone fu più eloquente.

E'ncominciam coll'arfabeto:

Abbaccà è sinonimo di attraversare saltando

per'indà da Luigin, devi'abbaccà'r'torente (per andare da Luigino, devi saltare un torrente). Notare che in italiano usiamo una forma unica, saltare, che comunque rende l'idea di un ostacolo da superare. Nel vernacolo, invece, si vuole sottolineare la differenza, affinché si possa conoscere meglio il problema per cercare di superarlo senza difficoltà. Altra frase che ricordiamo per una maggior conoscenza, potrebbe essere stà'ttento, lì c'é der pattume, abbacca per un'iscporcatti (stai attento, lì c'è dello sporco, salta per non sporcarti).

A'bbiscaro sciorto ha diversi significati, ma i più ricorrenti sono "mancanza di riflessione - senza un preciso scopo, distrattamente

o'n'duve vai a'bbiscaro sciorto? (o dove vai, così distratto?), oppure, per sottolineare la distrazione di qualcuno, ha'itto tanto pe'ddì, a'bbiscaro sciorto (ha detto tanto per dire, senza riflettere). E' indubbio che la parola biscaro deriva dal nome della famiglia fiorentina Bischeri, coinvolta nella famosa storia dei possedimenti intorno alla futura chiesa di Santa Maria del Fiore, la cattedrale di Firenze. Non si dia comunque credenza che i loro possedimenti furono bruciati per far posto alla nuova cattedrale, tutt'altro, i documenti ufficiali dell'epoca dimostrano che vi fu esproprio, da parte della Repubblica Fiorentina, di fronte all'ostinazione della famiglia a cedere terreni e palazzi a prezzi congrui offerti dalla stessa Repubblica.

A'bbuo è sinonimo di "fortuna", anche se nel linguaggio comune ha preso un altro significato, "in tempo, all'ultimo secondo".

La contrazione della parola (a'bbuo sta per a buco), è una parafrasi di un classico modo toscano (e non solo) di evidenziare la fortuna di qualcuno (avere un bel culo), che i toscani, e gli abitanti della provincia lucchese in generale, contraggono, appunto, limitatamente ad una parte del ricordato culo. Due classici esempi sono prendiedi ir cammio a'bbuo (presi la corriera appena in tempo, all'ultimo secondo) e la più ridanciana e scurrile t'ha vinto a'bbuo (di'ulo) (ha vinto con tanta fortuna).

Accallare è sinonimo di "socchiudere".

La parola, pur appartenendo alla lingua italiana, è d'uso prettamente toscano, ed è conosciuta con quest'unico significato. Si usa sia per indicare porte e finestre, sia per indicare un movimento degli occhi, dovuto a sonnolenza, e, raramente, della bocca.

accalla le finestre (socchiudi le finestre) - mi s'accallavin l'occhi (mi si socchiudevano gli occhi dal sonno).

Accomodà è sinonimo di "accomodare, riparare"

devo portà'ccomodà l'aradio (devo portare a riparare la radio). Notare che in presenza di due vocali, uguali e consecutive, si ha la contrazione della parola, affinché la frase rimanga più scorrevole.

Acculaddietro è sinonimo di indietro

ner fà'cculaddietro, o un t'ho chiappo'n'arbero....... (nell'andare indietro, o non ti ho preso un albero.....). Nel vernacolo si vuole mettere in evidenza il gesto di andare indietro con il corpo, tenendo le spalle al percorso da fare. Nella sostanza, si evidenzia che, nel movimento, il primo ad essere portato indietro era proprio quella parte del corpo.......

Addarsi è sinonimo di “accorgersi”

Addarsi di stiantà……(accorgersi di morire). Notare il verbo “stiantà” (schiantare, volgarmente detto come stiantare), usato nella sua forma abbreviata dialettale.

A'ggamb'all'aria è sinonimo di "insuccesso di vario genere", oltre al logico andare a gambe all'aria a causa di uno scivolone o perdita di equilibrio.

ir marito della Terè è it'a'ggamb'all'aria (il marito della Teresa è fallito)

Alimentari é sinonimo di "scuole elementari".

Ir mi figliol'è ito a'sctudià all'alimentari a'CCamaiore (mio figlio è andato a studiare alle elementari a Camaiore).

Alla Carlona è sinonimo di "alla buona, approssimativo".

Nella sostanza, questo motteggiare non può essere definito un modo vernacolare di esprimersi, in quanto il riferimento a Carlo Magno è ricordato in gran parte dei fraseggi locali della penisola. E' semmai evidente che in alcune regioni, come in Toscana, è più ricorrente, piuttosto che in altre. Il modo di dire alla carlona, che significa sostanzialmente alla buona, deriva dal re Carlone dei poemi cavallereschi, che e' in realta' Carlo Magno, il quale non rinunciò mai alle sue abitudini e ai suoi abiti, ambedue, troppo spesso, un po' grossolane.

Alleccorire è sinonimo di "lusingare qualcuno illudendolo".

Il termine è impropriamente definito vernacolare, in quanto è riportato nella lingua italiana con il sinonimo che abbiamo indicato. E' inevitabile, dunque, che una parola apparentemente strana, e a dire il vero poco usata in italiano, venga attribuita ad un'espressione locale.

Ammodin è sinonimo di "per bene"

Vando vai col'atomobile (o'ccolla machina), fa'mmodin (quando vai con l'automobile, fai per bene). Anche in questo caso, la presenza di due vocali uguali e consecutive, determina la contrazione della prima per rendere più scorrevole il parlare. Devi'ndà vesctito ammodin, perchè le genti ti possin critià (devi andar vestito bene, altrimenti la gente ti critica) - In questo caso, la presenza di due vocali consecutive, ma non uguali, lascia inalterata la parola seguente.

A'nnottate sane è sinonimo di " notti intere", in senso temporale.

un mi risce dormì a'nnottate sane (non mi riesce dormire durante tutta la notte). Il significato è di una vera e propria insonnia durante l'arco dell'intera notte, dal momento del coricarsi a letto all'alba successiva. Spesso veniva usato come espressione di un qualcosa di pesante, fisicamente e mentalmente parlando.

A'occhio'e'ccroce è sinonimo di " a occhio e croce - all'incirca, approssimativamente".

Il significato è prettamente italiano, e possiamo ritrovarlo in qualunque dizionario italiano, laddove si dice che "....vale come in fretta, alla peggio, senza la dovuta esattezza e precisione e solo dopo aver dato una rapida occhiata per lo lungo e per lo largo alla cosa che devesi giudicare.....". Dalle nostre parti, comunque, ha principalmente il significato di una stima approssimativa. Precisiamo che il termine deriva con riferimento ad un calcolo, od a una misura e quant'altro di simile, che si considerano valutati con un'occhiata per il lungo ed una per traverso, come percorrendo con lo sguardo le due braccia di una croce."

Aoncà è sinonimo di "avere conati di vomito, far venire il vomito"

Il termine ha sempre avuto un senso dispregiativo, quasi a sottolineare l'effetto devastante del vomito. Solo a'vvedello, mi vien d'aoncà (solo a vederlo mi fa venire il vomito). Da questa espressione, nasce il sostantivo aonco, trattato di seguito.

Aonco è sinonimo di "nausea".

Vando vaggh'in mare, mi vien l'aonco (quando vado in mare, mi viene la nausea), frase usata per evidenziare la sofferenza del mal di mare. La parola viene usata anche da sola, per esprimere un apprezzamento di schifo, ripugnanza, verso cose e/o persone che aonco! (che schifo!).

A'ppetto è sinonimo di "a confronto, rispetto a".

a'ppett'a'mme lull' è un biscaro (rispetto a me lui è un bischero). Probabilmente, la definizione deriva da una contrazione storpiata dell'italiano "rispetto", in quanto nel parlare del volgo si assisteva sovente ad una ripetizione storpiata, per mancanza di cultura, di varie parole.

Aràdio è sinonimo di "radio"

In sull'aradio, mi piace ascortà la musia (alla radio, mi piace ascoltare la musica). Quando nacquero le radio a transistor, la parola divenne Aradino, proprio per sottolineare la differenza tra le due cose. Occorre ricordare che le vecchie radio, quelle ancora a valvola, erano veramente ingombranti, normalmente in legno, con manopole di bachelite. L'avvento del progresso favorì la costruzione di apparecchi più piccoli, con transistor, alimentati a pile, con una ricezione dai suoni gracchianti. Il termine transistor era di difficile comprensione, tant'è vero che le radio a transistor venivano all'inizio impropriamente dette, senza far caso alla possibile omonimia blasfema, Aradi a'ttrancristo. Da qui, la necessità di chiamarle soltanto Aradini.

A opre è sinonimo di " a lavoro"

è un modo di dire per indicare che una persona presta la propria manodopera che verrà poi pagata in base alle ore lavorate.

Arintanàssi è sinonimo di "nascondersi"

tutt'ir giorn'a'rrintanassi, per un fassi vedè (tutto il giorno a nascondersi per non farsi vedere).

Arintanàto è sinonimo di "nascosto"

è stat'arintanato tutt'ir giorno (è stato nascosto tutto il giorno).

Balocco è sinonimo di "sprovveduto, distratto, senza la capacità di accorgersi o di capire rapidamente".

O balocco! Guarda in dù camini... (Attento, guarda dove cammini). E' interessante constatare che mentre nella lingua italiana balocco è sinonimo di giocattolo, nel dialetto locale gli è attribuito un significato totalmente diverso, addirittura al limite del dispregiativo.

Càldera è sinonimo di "grande paiolo di rame, o caldaia", quest'ultima intesa come grosso recipiente da posare sul fuoco (a legna o carbone) per scaldare o cuocere varie cose.

Nella società contadina era uno strumento importante per produrre la conserva, ovvero la passata di pomodoro fatta secondo l'antica ricetta: si facevano bollire i pomodori con gli odori (sedano, carota, cipolla) all'interno della caldaia, messa a scaldare sopra un fuoco fatto fuori casa. Finita la cottura si passava il tutto in un'apposita macchina che tritava la mistura e separava le gusce (bucce) dei pomodori dalla parte meno consistente. Alla fine del processo la conserva era messa dentro barattoli di vetro che, per conservarla a lungo, venivano fatti bollire per qualche ora dentro una caldera piena d'acqua. In questo modo i barattoli sigillavano ermeticamente.

Cammio è sinonimo di "autobus, corriera"

Iar sera per indà'LLucca prendiedi ir cammio in fond'alla via.......... (Ieri sera per andare a Lucca ho preso il pulman in fondo alla strada) L'avvento dei mezzi motorizzati a cavallo tra gli anni '30 e gli anni '40 ha creato nell'immaginario popolare due gruppi: i mezzi piccoli erano le automobili (atomobili), mentre quelli più grandi erano cammio. Non si andava a far distinzione se fossero per trasporto merci o persone, importava solo la dimensione, per cui i mezzi grossi erano tutti dei cammio... A Lucca, per esempio, una volta vi erano due linee di pullman, la Lazzi (apparentemente più moderna, con mezzi sempre nuovi, dedita, soprattutto, a linee di comunicazione extraurbane) e la S.A.C.A., rivolta principalmente a comunicazioni più locali. I mezzi di quest'ultima non sempre erano moderni o all'altezza del loro servizio, tanto che a Lucca si diceva "S.A.C.A. - Società Anonima Camio Arugginiti. Qualcuno, al posto di Camio, utilizzava la parola più spregiativa Caretti (carretti). Da notare che in lucchese è più ricorrente la parola Camio, con una sola emme.

Càntera è sinonimo di "cassetto"

O bi, apre la 'àntera di cima e piglimi l'occhiale.......... (O bimbo, apri il primo cassetto e prendimi gli occhiali) Da questo termine deriva anche il nome comune dato ad un mobile diffusissimo nelle camere, il canterale, ossia il mobile con i cassetti in cui tenere la biancheria, alto circa 1.20 m. Il più delle volte aveva una pietra di marmo sulla sommità e agganciato al muro un grande specchio. Da notare che la parola perde la c iniziale, in quanto preceduta da vocale, per rendere più scorrevole il parlare.

Cerucchi è sinonimo di "capelli"

Hai di ve'ccerucchi in capo che pari un diaule........ (Hai dei capelli che ti fanno sembrare il diavolo) Il termine ha un significato piuttosto forte, indica capelli tenuti male, forse sporchi, ma più che altro disordinati. Nel dialetto delle Seimiglia ha pure un altro sinonimo, grifi, che proietta subito un'immagine di una capigliatura molto disastrata...

Chiocca è sinonimo di "testa"

Ir mi figliolo ha 'na chiocca dura..... (mio figlio ha una testa dura), oppure, proprio a enfatizzare l'incapacità, Sei un ber chioccon, vai... (sei un bel testone, davvero!).

Comodo è sinonimo di "turca, water"

Prima dell'avvento dei sanitari in porcellana in queste zone si costruivano dei casottini esterni alla casa, in cui il più delle volte veniva sotterrato un coppo, un grande vaso in terracotta dove la famiglia andava a fare i bisogni quotidiani. Quando poi il coppo era pieno si utilizzava il gitto, uno strumento rudimentale composto da un bastone con attaccato in cima un barattolo di latta aperto alla sommità, per travasare il bottino dal coppo in un altro recipiente, il bigongio. Il bigongio era un cilindro in legno simile ad una botte scoperchiata con alla sommità due fori per far passare la stanga, ossia il bastone che serviva a due persone per trasportarlo a spalla. Il bigongio pieno veniva portato nei campi e il contenuto sparso per concimare le colture.

Possiamo ipotizzare che la proprietà di concimare in modo così forte ed efficace i campi abbia dato origine al nome bottino, associabile a ricchezza, per indicare le feci umane e di animali, prive di contaminazioni di saponi e scarichi di elettrodomestici, che al tempo naturalmente non esistevano o non erano ancora diffusi.

Corto ('orto) è sinonimo di "colto".

io lai, 'ome sei'orto..... (accidenti, come sei colto...). Non si creda che la parola possa ingenerare confusione con il termine analogo italiano "corto" (nel senso di lunghezza, o di statura), in quanto in vernacolo, tra i più........istruiti, per questa affermazione si usa la parola "piccinin".

Crostello è la parte del pane più dura, in cui la crosta è maggiore.

Le forme di pane più diffuse nella zona sono il filone/filoncino e il classico pane da chilogrammo; proprio in questi tipi di pane è facile trovare il crostello nella parte a punta, dove il pane "inizia e finisce"...

Curtura è sinonimo di "cultura"

Un divertente scioglilingua " en'quant'accurtura, sarebbimo più accurturate noartre di velli che dicin ch'enno accurturati, com'i'ccurturisti..... (ed in quanto a cultura siamo più acculturate noi di quelli che dicono di essere acculturati, come i culturisti)

Diaccio è sinonimo di "ghiaccio".

st'attento vando camini, c'è'r'diaccio (stai attento quando cammini, c'è il ghiaccio). Quando la temperatura esterna è molto rigida, si usa dire è'n'freddo diaccio! (è un freddo molto rigido). Altra tipica espressione è diaccio marmato! (ghiaccio come il marmo).

Di ri a'nnà è sinonimo di "là, in quel posto"

Va di ri a'nnà a vedè se tu pà è arivo ...... (Vai là a vedere se tuo padre è arrivato) E' facile notare che rispetto alla forma italiana c'è un esubero di parole per esprimere lo stesso concetto, ma si ha un suono molto più musicale...

Ditto (Itto) è sinonimo di “detto”

Nie’l’avevo ditto………(glielo avevo detto), oppure Ha 'itto su' mà (ha detto la sua mamma)

Empe è sinonimo di "riempi" (dal verbo riempire)

Empe la càldera co'ppomidori........ (Riempi la caldaia coi pomodori) Anche in questo caso si utilizza una contrazione storpiata del verbo riempire: riempi - empi - empe.

Enno è sinonimo di “sono”

Di questo termine, esistono altre due variazioni:

Eno usato quasi solamente a Camaiore

. En usato nel territorio delle Seimiglia, quasi a sottolineare la vecchia appartenenza alla città di Lucca

Enno (Eno – En) iti a’CCamaiore……(Sono andati a Camaiore)

Erbuccio è sinonimo di "prezzemolo"

Nell'ova cor pomodoro ti ci sfagiola l'erbuccio?...... (Nelle uova al pomodoro ti ci piace il prezzemolo?)

Ermini è sinonimo di "rovina, catafascio"

anco vesct'anno l'insalata m'è ita in ermini......... (Anche quest'anno l'insalata è andata in rovina).

Filombra è sinonimo di "fionda".

A'llullì, da tanto ch'à la tescta per aria, bisognerebbe danni da mangià con la filombra. (A quello lì, da tanto che ha la testa tra le nuvole, bisognerebbe dargli da mangiare con la fionda). E ' questa una tipica espressione locale, per evidenziare la sbadataggine di una persona con la testa tra le nuvole.

Ingubbiare è sinonimo di "mangiare senza ritegno, a più non posso".

iersera, Luigin s'è'ngubbiato da fà'scpavento.... (ieri sera, Luigino ha mangiato da fare spavento). Il termine ingubbiare, significa letteralmente, mettere dentro il gozzo, intendendo con questo l' organo dell'apparato digerente di alcuni animali adibito alla digestione meccanica. E' quindi evidente la derisione dell'atteggiamento umano irrazionale, nel momento in cui mangia senza alcun ritegno.

Insinnò è sinonimo di “in caso contrario - altrimenti”

Chetiti, insinnò m’arabbio………( Chetati, altrimenti mi arrabbio) – Notare che il verbo chetare, perfettamente italiano, non viene compreso in molte parti d’Italia, ed è ormai considerato, impropriamente, una forma dialettale toscana.

Ito è sinonimo di “andato”

E' ito via iersera.... (E' andato via ieri sera).

Laveggio è sinonimo di "pentola di grosse dimensioni".

Il termine, probabilmente, deriva dall'uso a cui poteva essere destinata la grossa pentola, quale, ad esempio, il lavaggio di erbi o panni. Solo per notizia, e quindi senza alcun possibile riferimento al vernacolo delle nostre parti, esiste il torrente Laveggio, un immissario del Lago di Lugano.

passim'ir laveggio (passami la pentola).

Lume è sinonimo di "luce, lampadario"

Spinge il lume!!! (Spengi la luce) Sicuramente il termine è riconducibile al vecchio lume a petrolio che le famiglie della zona avevano per illuminare le loro case fino all'avvento dell'energia elettrica a metà degli anni '50. Altra frase comune è m'è scparito i'llume dall'occhi (ho perso la vista), quando si hanno, per esempio, degli improvvisi sbalzi di pressione, o quando, dalla rabbia, si perde la ragione.

Mentovare è sinonimo di "far menzione, nominare, riportare alla memoria".

In questa parola c'è un insieme di origini, la più accreditata sembra essere quella derivante dal latino "ad mentem habere", da cui la primordiale amentaver (quest'ultima dalla analoga parola provenzale). un lo mentovà! (non nominarlo!).

Nimmo è sinonimo “di nessuno”

In vesto poscto un c’è nimmo………(in questo posto non c’è nessuno)

Omo è sinonimo di “uomo”

Lullì è n’omo isctrutto……(Quello è un uomo istruito).

Orbao è sinonimo di "alloro".

Trattandosi solo di una storpiatura della parola italiana Orbaco, cioè dell'antico nome dell'alloro, non possiamo dire di essere di fronte ad una vera espressione di vernacolo. La parola orbaco la ritroviamo anche negli scritti di Giovanni Pascoli, I Primi Poemetti", circa 1897.

Ovo/Ova è sinonimo di “uovo” – “uova”

La mì gallina ha covo l’ ova ( La mia gallina ha covato le uova)

Prode è sinonimo di "piane"

Iar sera son ito a'vvangà un par di prode a opre... (Ieri sera sono andato a vangare due piane dietro compenso) Le piane sono i gradini dei terreni terrazzati, molto diffusi nelle colline delle Seimiglia.

Pruetta è sinonimo di "carretta, carriola"

Vammi a piglià la pruetta ............ (Vammi a prendere la carriola).

Rinseraglio è sinonimo di "pollaio"

Forse il termine pollaio non è il più adatto per tradurre questo termine, infatti il rinseraglio è l'area delimitata da una rete od altro in cui le galline vengono lasciate libere di muoversi, mangiare, raspare, ecc. La parola, probabilmente, ha origine dal termine rinserare (chiudere), per indicare proprio un luogo protetto dove tenere gli animali da cortile

Roccia è sinonimo di "spazzatura, sporco".

Troviamo questa parola anche nel vocabolario livornese.

Rumare è sinonimo di "rimescolare"

prima di beve'r'caffè, rumelo (prima di bere il caffè, rimescolalo)

Sbrucialone è sinonimo di "burrone, pendio scosceso".

Scasso è un termine utilizzato per indicare un terreno terrazzato, utilizzato per colture annuali oppure per oliveti e vigneti.

Scepalone è una parola dialettale che descrive una distesa di rovi mai curata per anni, e deriva dal termine scepe (rovo).

Scorcione è sinonimo di "scorciatoia, sentiero che abbrevia"

nel periodo in cui ancora le strade erano sterrate e molto mal messe, oltre che poco sicure, le persone usavano "tagliare" tra i boschi o su per pendii, creando questi sentieri che venivano detti scorcioni.

Sctiantato è sinonimo di "morto". Il termine italiano, schiantato, si usa per indicare "rotto", in particolare per alberi e stoffe.

ierdilà è sctiantato (o è sctianto) Luigin della Nonzia (l'altro giorno è morto Luigino - marito o figlio - di Nunzia). Occorre dire che, al di là del suo significato, il termine può assumere, a seconda della intonazione della voce, un senso dispregiativo.

U’ è sinonimo di “dove”

U’ sei ito? (dove sei andato?)

Un è sinonimo di "non"

o un'eri ito via? (o non eri andato via?). Si fa presente che l'apostrofo serve solo a dimostrare foneticamente l'unione delle due parole, e non veniva pertanto usato in fase di scrittura.

Vè è sinonimo di “guai”

Vè, un lo devi fa………… (Guai, non lo devi fare).

Vedovansa è sinonimo di "vedovanza".

Il termine è dunque analogo al corrispondente italiano, salvo la storpiatura della zeta in esse. Un simpatico gioco di parole "io che son sola da'na vita, perché la vedovansa un'è la vedovansa che'ssi prova vando s'è vedove perchè'ir marito un c'è più, e allora ti chiamin vedova, perchè un sei più maritata........la vedovansa è vando sei vedova perchè anco secc'iai'ir marito ti sembra d'esse vedova perchè'r marito un c'è anco se c'è, e l'artri ti chiamin maritata mentre te'tti senti vedova......) io che sono sola da una vita, perchè la vedovanza non è la vedovanza che si prova quando si è vedove perché il marito non c'è più, ed allora ti chiamano vedova, perchè non sei più maritata.....la vedovanza è quando sei vedova perchè anche se ci hai il marito ti sembra di essere vedova, perchè il marito non c'é anche se c'é e gli altri ti chiamano maritata mentre te ti senti vedova...).

Veggo è sinonimo di “vedo”

Ti veggo ben perdie………(ti vedo bene per davvero). Notare l’accostamento di una parola prettamente dialettale (perdie), non presente nel vocabolario italiano, in quanto riconducibile solo al linguaggio corrente toscano, in particolare tra le persone a suo tempo più “evolute”. Si intravede la contrazione delle due parole per Dio, poi accorpate in perdio e infine modificata la finale da o in e (a), fenomeno ricorrente anche in molte altre parole del dialetto.

Ad esempio vediamo che telefono diventa telefano, comodino diventa comodina, ecc...

Viddi è sinonimo di “vidi”

Vand’andiedi a’CCamaiore, ti viddi Ansermo der canale……(Quando andai a Camaiore, vidi Anselmo del canale). Notare l’accostamento del nome della persona incontrata al luogo di residenza della medesima. Spesso, al fine di distinguere maggiormente le persone, si usava associare al nome delle persone il nome, o soprannome, del padre, oltre a specificare altri aspetti qualificanti (Ansermo di Luigin der canale……)